Molto prima delle campane, delle botteghe dei ramai e dei palazzi in pietra, le montagne intorno ad Agnone erano terra dei Sanniti. Un popolo fiero, di pastori, agricoltori e guerrieri, che parlava una lingua propria, l'osco, e che per secoli tenne testa a Roma. Di questa civiltà l'Alto Molise conserva tracce straordinarie, e una di queste ha reso famoso il nome di Agnone fino a Londra: la Tavola Osca.
I Sanniti dell'Alto Molise
I Sanniti erano una confederazione di popoli dell'Appennino centro-meridionale. Il territorio dell'attuale Alto Molise apparteneva in gran parte ai Pentri, il gruppo più interno e montano, che vivevano in villaggi sparsi, controllavano i valichi con recinti fortificati d'altura e si riconoscevano in grandi santuari comuni. La loro economia era legata alla terra e al bestiame, e i percorsi stagionali delle greggi, che molti secoli più tardi sarebbero diventati i grandi tratturi, attraversavano già queste montagne.
Il confronto con Roma fu lungo e durissimo. Le guerre sannitiche segnarono il IV e il III secolo a.C., e nel 293 a.C. i Sanniti furono duramente sconfitti dai consoli Lucio Papirio Cursore e Spurio Carvilio. Una tradizione locale lega il nome di Agnone ad Aquilonia, la città sannita teatro di quella battaglia, ma la sua localizzazione resta ancora discussa dagli studiosi.
La Tavola Osca: un bronzo trovato per caso
Nel marzo del 1848 un contadino, Pietro Tisone, stava lavorando la terra nei pressi della Fonte del Romito, in una zona di confine tra i territori di Agnone e di Capracotta, quando riportò alla luce una piccola lastra di bronzo. Misura circa 28 centimetri di altezza per 16,5 di larghezza, ha una maniglia e una catena per essere appesa ed è incisa su entrambe le facce. I segni sono quelli dell'alfabeto osco, che si legge da destra verso sinistra.
Per questa doppia appartenenza geografica il reperto è conosciuto come Tavola di Agnone o Tavola di Capracotta, e la "paternità" è ancora oggi motivo di affettuosa contesa fra i due paesi. Dopo alcuni passaggi di proprietà, la lastra entrò nella collezione dell'antiquario romano Alessandro Castellani, che nel 1873 la vendette al British Museum di Londra, dove è conservata ancora oggi.
Cosa racconta: gli dèi della terra e del raccolto
La Tavola, datata in genere al III secolo a.C., è uno dei documenti più importanti per conoscere la lingua osca e la religione dei Sanniti. Il testo è un vero regolamento sacro: elenca una quindicina di divinità alle quali erano dedicati altari all'interno di un recinto sacro, un hortus, e indica i riti da compiere nel corso dell'anno.
A capo di questo piccolo pantheon c'è Kerres, la dea della fertilità che i Romani chiamavano Cerere. Intorno a lei compaiono divinità legate all'acqua, alla pioggia, alla crescita delle piante e ai germogli, come Flora, oltre a figure come Ercole e Giove. È il ritratto di una comunità di montagna che affidava agli dèi la sorte dei campi, delle sorgenti e dei raccolti: un mondo che, guardando i prati e i pascoli intorno al casale, non sembra poi così lontano.
Dove incontrare oggi i Sanniti
La Tavola è solo l'inizio. A circa 20 chilometri da Agnone si trova Pietrabbondante, con il suo santuario italico: il più importante luogo di culto dei Sanniti Pentri, con funzioni non solo religiose ma anche politiche e amministrative. Il grande tempio e il teatro, costruiti tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C., si affacciano su un paesaggio di montagne di rara bellezza. Vi raccontiamo tutto nell'articolo dedicato a Pietrabbondante e il santuario sannitico.
Anche il paesaggio stesso è un documento storico. I tratturi, le antiche vie d'erba percorse dalle greggi, attraversano ancora il territorio di Agnone e dei paesi vicini: camminarci è un modo per seguire le stesse rotte dei pastori di ieri e di ieri l'altro. Ne parliamo in Tratturi e transumanza: le vie d'erba del Molise.
Un viaggio nel tempo, con calma
La storia antica dell'Alto Molise non si visita di corsa. Merita giornate lente: una mattina al santuario, un pomeriggio tra i vicoli del centro storico di Agnone, la sera davanti al camino a immaginare il contadino che, nel 1848, vide brillare il bronzo tra le zolle. A pochi minuti da tutto questo, Casale Santilli è il posto giusto per lasciar sedimentare le scoperte del giorno.
Dormire tra pietre che hanno una storia
Le mura in pietra del 1861 di Casale Santilli sono giovani rispetto ai Sanniti, ma raccontano la stessa terra. Prenotate il vostro soggiorno e partite alla scoperta dell'Alto Molise antico.