Campane in bronzo dalla patina verde esposte nel cortile della Pontificia Fonderia Marinelli ad Agnone
Pontificia Fonderia Marinelli, Agnone — foto: Accurimbono · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

C'è un suono che accompagna la storia di Agnone da molti secoli: quello delle campane. Qui ha sede la Pontificia Fonderia Marinelli, considerata la più antica fonderia di campane ancora in attività e una delle più antiche imprese familiari al mondo. Visitarla significa entrare in un laboratorio dove il tempo sembra scorrere con un altro ritmo, scandito dai gesti di una tradizione tramandata di padre in figlio.

Una famiglia, mille anni di bronzo

Le notizie sull'attività fusoria ad Agnone risalgono a circa l'anno Mille, mentre le prime campane documentate della famiglia portano la data del 1339 e il nome di Nicodemo Marinelli, detto Campanarus. Da allora la fonderia è sempre rimasta nelle mani della stessa famiglia: secondo l'azienda, oggi a guidarla è la ventisettesima generazione di fonditori.

Nel 1924 papa Pio XI concesse ai Marinelli l'onore di fregiare le proprie campane con lo stemma pontificio: da qui il titolo di "Pontificia" che accompagna il nome della fonderia. Nel corso del Novecento il legame con la Santa Sede si è rafforzato, fino alla visita di papa Giovanni Paolo II ad Agnone nel 1995. Dalle forme dei Marinelli sono uscite, fra le altre, le campane dell'Abbazia di Montecassino rifuse dopo la Seconda guerra mondiale e la campana commissionata per il Giubileo del Duemila.

Come nasce una campana

Il fascino della visita sta tutto qui: scoprire che una campana nasce da materiali umili come mattoni, argilla e cera, e da tecniche rimaste sostanzialmente invariate nei secoli. Le fasi principali sono quattro.

  • L'anima: è il nucleo interno della campana, costruito in mattoni e poi rivestito di argilla. Una sagoma di legno che ruota attorno all'asse ne definisce il profilo con precisione.
  • La falsa campana: sopra l'anima si stende uno strato di argilla dello spessore che avrà il bronzo. Sulla sua superficie, levigata con cura, gli artigiani applicano in cera le dediche, le immagini sacre e le decorazioni.
  • Il mantello: la forma esterna si ottiene sovrapponendo strati sottilissimi di argilla, stesi a pennello e lasciati asciugare uno alla volta. Poi si accende il fuoco all'interno dell'anima: la cera si scioglie e lascia le decorazioni impresse in negativo dentro il mantello. È la tecnica della cera persa.
  • La colata: il bronzo fuso, a circa 1150 gradi, viene versato nella forma e va a occupare lo spazio libero tra anima e mantello. Dopo un lento raffreddamento la campana viene estratta dalla fossa di fusione, liberata dall'argilla, pulita e rifinita a cesello.

L'ultima prova è la più delicata: maestri esperti, con strumenti appositi, verificano la nota della campana appena nata. È in quel momento che il bronzo trova la sua voce.

Il Museo internazionale della Campana

Accanto alla fonderia si trova il Museo internazionale della Campana, inaugurato nel 1999 e dedicato a Giovanni Paolo II. Il percorso racconta la storia della campana e della famiglia Marinelli, illustrando le tecniche di fusione con esemplari antichi, strumenti di lavoro e documenti. Fra i pezzi più curiosi c'è un'edizione olandese del 1664 del De Tintinnabulis di Girolamo Maggi, un trattato considerato una sorta di "bibbia" per i fonditori.

La visita è guidata e permette di affacciarsi anche sugli spazi di lavorazione della fonderia: vedere da vicino le forme in argilla e le campane in lavorazione è un'esperienza che colpisce adulti e bambini. Nel negozio del museo si trovano anche piccole campane ricordo.

Consiglio pratico: le visite al museo e alla fonderia si svolgono su prenotazione. Orari, modalità e disponibilità vanno verificati in anticipo sui canali ufficiali della fonderia, soprattutto nei fine settimana e nei periodi di festa.

Una visita da abbinare al centro storico

La fonderia si trova in città, a pochi passi dalle strade del centro storico: è naturale abbinare la visita a una passeggiata tra le chiese e le antiche botteghe della Ripa, che vi raccontiamo nell'articolo Cosa vedere ad Agnone. Chi ama la storia antica può proseguire verso il teatro sannitico di Pietrabbondante, uno dei luoghi più suggestivi dell'Alto Molise.

E la sera, tornati in campagna, il silenzio di Contrada San Quirico sembrerà ancora più profondo dopo una giornata passata ad ascoltare il bronzo.

Dal bronzo al camino

Dopo la visita alla fonderia, ritrovate la calma della campagna di Agnone a Casale Santilli, tra pietra antica, travi e un grande camino acceso.