Arcate in pietra dei resti dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno su un prato, con pini e montagne sullo sfondo
Abbazia di San Vincenzo al Volturno — foto: Aurelio1956 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

C'è una valle, all'estremo occidentale del Molise, dove l'acqua ha due colori: quello turchese di un lago incastonato fra le montagne e quello, più antico e silenzioso, delle sorgenti del Volturno che per secoli hanno dissetato una delle abbazie più importanti dell'Europa altomedievale. Castel San Vincenzo e l'abbazia di San Vincenzo al Volturno meritano una giornata intera: partendo dalla quiete di Casale Santilli, è una gita che unisce natura, storia e quella luce limpida che solo l'Appennino sa regalare.

Il lago turchese ai piedi delle Mainarde

Il lago di Castel San Vincenzo è un bacino artificiale, realizzato alla fine degli anni Cinquanta per la produzione di energia idroelettrica. Eppure, guardandolo, nessuno lo direbbe: le sue acque color turchese riflettono i boschi e le vette delle Mainarde, e lo specchio d'acqua sembra lì da sempre. Si trova in provincia di Isernia, nell'area del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ed è alimentato dalle acque dei torrenti della zona e dal Volturno, il fiume che nasce proprio ai piedi di queste montagne.

Nella bella stagione il lago diventa un luogo di svago tranquillo: lungo le rive ci sono tratti di spiaggia dove nei mesi estivi è possibile fare il bagno, e si può andare in canoa o in pedalò. Chi preferisce camminare trova sentieri e strade bianche lungo il perimetro, perfetti anche in bicicletta, mentre le montagne attorno offrono escursioni per tutti i livelli. In autunno, quando i faggi e le querce cambiano colore, il contrasto tra il rosso dei boschi e il turchese dell'acqua è uno spettacolo da godersi senza fretta.

Il borgo di Castel San Vincenzo

Sopra il lago, il paese di Castel San Vincenzo conserva un'impronta medievale. Le sue origini risalgono fra il X e l'XI secolo, quando l'abbazia cercava di proteggere i propri possedimenti fortificando i centri del territorio. Il comune attuale nasce nel 1928 dall'unione di due paesi distinti, Castellone e San Vincenzo. Passeggiando fra le sue strade si incontrano le chiese di Santo Stefano e di San Martino Vescovo e alcuni palazzi storici; dall'alto, lo sguardo abbraccia tutta la valle e il lago, con le Mainarde sullo sfondo.

L'abbazia di San Vincenzo al Volturno: una città di monaci

Poco più in basso, nella valle delle sorgenti del Volturno, sorge l'abbazia di San Vincenzo al Volturno. La tradizione racconta che fu fondata all'inizio dell'VIII secolo da tre nobili beneventani, Paldo, Tato e Taso, che vi impiegarono il loro intero patrimonio. Nel IX secolo, sotto abati come Giosuè, Talarico ed Epifanio, il monastero visse la sua età dell'oro: era diventato una piccola città, con centinaia di monaci e vasti possedimenti terrieri, uno dei grandi centri religiosi e culturali dell'Europa del tempo.

La fine arrivò nell'881, quando un'incursione saracena depredò e incendiò il cenobio. La memoria di quei secoli si è conservata grazie al Chronicon Vulturnense, la cronaca miniata compilata intorno al 1130 dal monaco Giovanni e oggi custodita nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Dal 1989 San Vincenzo al Volturno ospita di nuovo una comunità di monache benedettine, e la vita monastica è tornata ad abitare questi luoghi dopo secoli di silenzio.

Gli scavi archeologici condotti negli ultimi decenni hanno riportato alla luce i resti dell'antico complesso: la basilica, gli ambienti monastici, porticati in pietra che emergono dal prato. Camminare fra queste rovine, con le montagne verdi tutt'intorno, è un'esperienza di grande suggestione.

La cripta di Epifanio e i suoi affreschi

Il tesoro più prezioso del sito è la cripta di Epifanio, l'abate che governò San Vincenzo dall'824 all'842. Rimase sepolta per secoli sotto i terrazzamenti agricoli, finché nel 1832 un contadino vi cadde dentro per caso, scoprendo un ciclo di affreschi rimasto quasi intatto. Le pitture, realizzate nel secondo quarto del IX secolo, sono considerate fra le più importanti dell'Alto Medioevo europeo: vi si riconoscono la Crocifissione, l'Annunciazione, i martiri santi Lorenzo e Stefano e lo stesso abate Epifanio, raffigurato con un nimbo quadrato, il segno che indicava una persona ancora in vita al momento in cui l'opera fu dipinta.

Consiglio pratico: l'abbazia, la cripta e l'area archeologica hanno modalità di visita che possono variare durante l'anno: prima di partire verificate giorni, orari e prenotazioni sui canali ufficiali dell'abbazia e del Comune. Per il lago, portate scarpe comode e, d'estate, il necessario per una giornata all'aperto.

Una giornata fra acqua e storia

Il modo più bello di vivere questa valle è combinare le due anime: la mattina fra i resti dell'abbazia, quando la luce è morbida e il silenzio domina, e il pomeriggio sulle rive del lago, magari con un pranzo al sacco sull'erba. Al rientro, la sera, vi aspetta la pace della campagna di Agnone: il camino in pietra, il giardino con vista sulle montagne e una camera accogliente in cui riposare dopo una giornata piena. Se vi piacciono i luoghi della storia antica, nel nostro blog trovate anche il santuario sannitico di Pietrabbondante e i boschi delle riserve dell'Alto Molise, tutti da scoprire con calma durante il soggiorno.

Dalla valle del Volturno al camino del casale

Dopo una giornata fra il lago e l'abbazia, tornare a Casale Santilli significa ritrovare la quiete della campagna di Agnone, il giardino con vista sulle montagne e una camera in pietra in cui riposare.